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    La VERA CHIMICA VERDE

    La VERA CHIMICA VERDE della quale non ci hanno mai parlato

    01 Febbraio 2012

    La Vera Chimica Verde della quale non ci hanno mai parlato
         BATTIAMOCI PER  AVERLA QUI A PORTO TORRES !

    Ultimamente per il rilancio del Polo Industriale di Porto Torres si è parlato molto di Chimica Verde. 

    La proposta è stata avanzata da Polimeri Europa (e quindi da ENI) che metterà in campo le proprie esperienze come capacità progettuali e commerciali nella realizzazione e gestione di grandi insediamenti industriali, che allo scopo ha costituito il, 13 Giugno 2011, una società con Novamont (società posseduta nella sua totalità da una Spa denominata MATER-BI Spa le cui azioni sono nella quasi totalità di banche italiane con in testa Intesa San Paolo e Unicredit che anno voluto portare dentro anche ENI che detiene il 20% di  azioni; partecipazioni marginali sarebbero di proprietà della Dr.ssa Catia Bastioti, tale assetto societario  confermerebbe le voci che volevano la Novamont sul punto di portare i libri contabili in tribunale ad inizio 2010, perché di fatto sarebbe commissariata dalle banche creditrici) che contribuirà alla joint venture fornendo le sue “innovative” (??) tecnologie per la produzione.                          

    La realizzazione, dei 7 impianti di “CHIMICA VERDE” (che in parte saranno costruiti usufruendo di contributi della Comunità Europea messi a disposizione anche dalla  Regione Sarda attraverso i finanziamenti per l’Area di Crisi di Porto Torres – leggi Tasse dei Cittadini Europei) per la produzione di monomeri biodegradabili, bio-plastiche, bio-librificanti, additivi per gomme ed elastomeri da fonti rinnovabili viene sostenuto con forza in quanto, con un investimento di 450 milioni di euro, si dovrebbe avere una ricaduta occupazionale pari a circa 790 posti di lavoro, “con un impatto ambientale sostenibile dal territorio” dicono i dirigenti di questa nuova società  che hanno chiamato MATRICA.

    Si sono fatti tanti incontri, dibattiti, tavole rotonde e conferenze di servizi per far digerire questa Chimica Verde prima alle Amministrazioni Pubbliche interessate, perché dovranno rilasciare le necessarie autorizzazioni per la costruzione e l’avviamento dei sette nuovi impianti, e poi alla cittadinanza.

    Ci hanno detto e ribadito in tutte le forme possibili ed immaginabili che il Polo Verde (??) di Porto Torres sarà uno dei più importanti del settore a livello mondiale, grazie al carattere innovativo delle produzioni, all’integrazione della catena produttiva e alle sue dimensioni, che a regime avranno una capacità complessiva installata di 350mila tonnellate all’anno di bioprodotto.

    Siamo quindi giunti ad una delle svolte epocali dell’industria di Porto Torres in cui tutti noi siamo chiamati a fare qualcosa per evitare il peggio. Questa svolta paragonabile forse solo a quella avvenuta nel 1959 quando, sicuramente con il medesimo ricatto della crisi occupazionale, sono state prese delle decisioni sbagliate i cui risultati disastrosi sulla salute e sull’ambiente oggi sono sotto gli occhi di tutti.                   

    In questo momento si stanno, a nostro parere, prendendo le stesse decisioni sbagliate in quanto le tecnologie che ci stanno proponendo, non rappresentano, forse volutamente,  il massimo delle conoscenze attuali ne per la salvaguardia dell’ambiente e ne per la salvaguardia della salute ma neanche per ciò che concerne l’economicità e la qualità della produzione.

    Esse si rifanno infatti, per la produzione del Mater-Bi (il Bio-Polimero di MATRICA che in tutte le sue varianti è alla base del ciclo produttivo delle Bio-Plastiche), ancora una volta, all’utilizzo del 50% di derivati del petrolio (Scarica la Carta d’identità del Sacchetto in Mater-Bi),  per la maggior parte sotto forma di caprolactone, per il resto viene utilizzata una innocua sostanza vegetale: la farina di mais (per ottenere un solo chilo di bio-polimero occorrono 4 chili di mais, ogni sacchetto per la spesa -shopper- contiene 7,5 grammi di mais e l’anno scorso in Italia ne abbiamo consumati 25 miliardi. Sono previste quasi 190mila tonnellate di tale alimento per fabbricare buste ogni anno. Una follia).

    Il tutto senza incentivare minimamente l’agricoltura locale, infatti a specifiche domande, nell’apposita riunione alla sala “Filippo Canu”,  i dirigenti di MATRICA hanno fatto intendere che per il mais hanno già i loro fornitori in continente , ma sicuramente anche all’estero nei paesi dove la manodopera e, quindi le materie prime, costano molto meno, come chiaramente esplicitato nel sito ufficiale della Novamont che afferma :”ottenute da fonti vegetali di origine internazionale” . Una Parte delle materie prime di origine vegetale verranno probabilmente fornite dalla Oro Verde Soc. Coop. Agricola per Azioni di Terni (con 600 soci agricoltori) che ha creato con NOVAMONT SpA una “Joint Venture” chiamata SINCRO. Tale Cooperativa probabilmente fornirà anche una parte della materia prima necessaria alla Bio-Raffineria (semi di girasole). A tal proposito i lavori per la Chimica Verde sono iniziati con il restauro e la ristrutturazione del “Pontile Secchi” che servirà appunto sopratutto allo sbarco di dette materie prime. Per essere coerenti e in sintonia con il progetto tutto in quella zona viene pitturato di verde.

    Per far si che la loro super-sovradimensionata centrale a biomasse (leggi inceneritore), la cui produzione di energia è super-incentivata dalle leggi attuali (in quanto l’energia prodotta è equiparata alle energie rinnovabili prodotte sia dai Pannelli Solari che dai Generatori Eolici, i cui incentivi quindi vanno a gravare sui costi delle nostre bollette elettriche), venga accettata dall’opinione pubblica, hanno detto che gli agricoltori locali faranno la loro parte producendo, nei terreni marginali e quindi non destinati ad altre colture di pregio, parte delle biomasse che serviranno per il suo funzionamento.

    Sempre a detta dei dirigenti di MATRICA, quale pianta servirà a questo specifico scopo è ancora in fase di studio,  tutte le piante candidate “devono essere ovviamente valutate alla luce di molteplici chiavi di lettura, in rapporto almeno a tre livelli di sostenibilità: (1) agronomico-produttivo, (2) ecologico-ambientale e (3) economico-organizzativo”.                       

    Al momento, comunque pare certo che per la sua capacità di crescere anche in terreni non irrigui la scelta sia ricaduta sul cardo (Cynara cardunculus L., le cui piantumazioni sperimentali sono già iniziate) i cui semi producono un olio che potrà essere utilizzato come materia  per la produzione del MATER-BI attraverso  la Bio-Raffineria similmente a come verrebbe trattato il petrolio tradizionale.

    Se questo avverrà, per le necessità, di questa cosiddetta “CHIMICA VERDE” verranno sottratti alle coltivazioni alimentari migliaia di ettari di terreno agricolo, facendo così volutamente alzare i prezzi, di molti alimenti come, ad esempio, del grano e quindi della pane e della pasta (come è recentemente avvenuto in America Latina a causa delle piantagioni destinate alla produzione di bio-carburanti).

    L’Italia dei Valori ha presentato a Sassari (??? ma non sarebbe stato più logico a Porto Torres) per mano di Isidoro Aiello, capogruppo dell’Idv nell’assemblea civica sassarese, un ordine del giorno sulla Chimica verde, che è approdato in Consiglio comunale nella seduta del 27/01/2012 dove sono espresse le perplessità soprattutto su tale centrale a biomasse da 40MWe che in base alla normativa italiana (art. 17 del decreto legislativo n. 387/2003, decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i., decreto legislativo n. 28/2001), non conforme alla normativa europea e quindi sotto procedura di infrazione, assimila la parte non biodegradabile dei rifiuti solidi urbani alle biomasse per la combustionein impianti di produzione di energia elettrica, così a consentire oltre che l’accesso alle incentivazioni, di cui vi abbiamo già accennato, attraverso i meccanismi del CIP6 ed i certificati verdi, anche di bruciare legalmente rifiuti urbani. MATRICA ha logicamente sempre sostenuto che non lo farà. Ma cosa succederà nell’eventualità di una delle tante emergenze rifiuti? (ci vuole poco a portare i rifiuti al grado prescritto di umidità necessario affinché possano essere bruciati in questo specifico tipo di impianti).

    Marco Astorri

    Quello che ci stanno tenendo nascosto i Signori di MATRICA  (per favorire i  Signori del Petrolio  e quindi loro stessi – leggi ENI) è che ci sono altri modi molto più in sintonia con l’ambiente, che sono conosciuti fin dai primi del ‘900, per produrre plastiche biodegradabili. 

    Nello specifico, fu l’agronomo e microbiologo Francese  Maurice Lemoigne (Parigi 16/12/1883  ┼ Parigi 09/05/1967)  che per primo individuò uno di questi sistemi producendo nel 1925 del poli-β-idrossibutirrato (PHB) che non è altro che un poliidrossialcanoato (PHA), cioè un polimero appartenente alla classe dei poliesteri, utilizzando semplicemente dei comunissimi batteri ai quali venivano fatte elaborare delle masse vegetali.

    Queste tecnologie vennero in seguito oscurate in favore di quelle petrolifere. Esse infatti partendo da batteri naturali, e quindi non brevettabili e da scarti vegetali, oltre a permettere a “chiunque” di implementare il processo, avrebbero mantenuto troppo basso il prezzo delle plastiche, portando di conseguenza a bassi guadagni. 

    Su questo principio di chimica  naturale, un sistema moderno e all’avanguardia è stato perfezionato e poi brevettato,  dopo tre anni di ricerche, nel 2007, non da una multinazionale della chimica ma da due  persone “comuni”, nessuna delle quali laureata in chimica: Marco Astorri e Guy Cicognani.

    A seguito di ciò hanno costituito una piccola società, la Bio-ONhttp://www.bio-on.it/what.php ), completamente made in italy (si trova alle porte di Bologna, a Minerbio), con l’unico scopo di produrre soluzioni utili per la vita quotidiana, ma soprattutto completamente verdi ed ecologiche. Il risultato si chiama MINERV-PHA: si tratta di un polimero completamente biodegradabile in qualunque tipo di acqua (compresa quindi anche l’acqua di mare), ma sopratutto, cosa non meno importante, senza lasciare residui inquinanti.

    Con questa bioplastica è possibile produrre di tutto, dai sacchetti per la spesa alle bottiglie (quella delle bottiglie sembra una cosa assurda, in quanto una volta riempite di liquido dovrebbero degradarsi, ma non è così, in quanto con particolari processi si può allontanare a piacimento il tempo di degradazione), dall’abbigliamento alla componentistica per auto, dai bicchieri alle posate usa e getta, alle pellicole flessibili per la conservazione degli alimenti, dai contenitori per medicinali alle carte di credito, badge ticket ecc. ecc..

    Questo polimero che fa parte della “famiglia” dei Poliidrossialcanoati (PHA) è molto simile, per caratteristiche, al Polietilene (PET, plastica tipica, con cui vengono prodotti per esempio imballaggi e contenitori) che negli anni ’60 valse il premio Nobel per la chimica al nostro Giulio Natta (Porto Maurizio, 26 febbraio 1903 ┼ Bergamo, 2 maggio 1979) , con la differenza che per produrlo non occorre nemmeno una goccia di petrolio, ma semplicemente dei batteri che si trovano normalmente in natura (e quindi non geneticamente modificati e dunque più stabili e meno pericolosi) ai quali si fa mangiare del melasso, che non è altro che uno scarto della produzione dello zucchero, sia dalla barbabietola che dalla canna, e che quindi creerebbe problemi per essere smaltito. I batteri mangiando il melasso (ma possono andar bene anche altri scarti vegetali) producono direttamente al loro interno il polimero che loro considerano una riserva di energia (un po’ come il nostro grasso).  

    La plastica viene poi estratta dai batteri senza l’utilizzo di sostanze chimiche, ma per mezzo del solo vapore. I pochi scarti creati, costituiti dalle membrane cellulari dei batteri, vengono dati in pasto ai nuovi batteri assieme al melasso e il ciclo ricomincia da capo. Un processo semplice e collaudatissimo da milioni di anni, da quando cioè esistono questi tipi di batteri.

    UNA PLASTICA FATTA DALLA NATURA E BIODEGRADATA DALLA NATURA

    A differenza del petrolio e della farina di mais necessari per la produzione del MATER-BI, il melasso può essere recuperato quasi a costo zero essendo uno scarto prodotto a tonnellate dall’industria dello zucchero.
    Nel processo di lavorazione di MATRICA sono invece inoltre previste , solo nella prima parte del progetto, 672 tonnellate/anno di rifiuti pericolosi e 384 tonnellate/anno di rifiuti non pericolosi, che a regime dovrebbero per entrambe le categorie triplicare (vedi la valutazione di impatto ambientale del progetto).

    Ora ipotizziamo che i cittadini stiano buoni e zitti o, anche peggio, plaudano per l’avvento di questi 790 illusori posti di lavoro, e che si arrivi alla costruzione di questi nuovi impianti.

    Quanto tempo secondo voi resteranno in funzione? (sempre che partano e che non facciano la fine dei tanti altri impianti che sono stati demoliti senza mai entrare in funzione, come ad esempio, la grossa centrale elettrica recentemente demolita all’interno dell’area ENI.

    Marco Astorri è stato contattato già da molte ditte interessate alla produzione del Minerv -PHA, pensate cosa succederà se in una qualsiasi altra parte, come ad esempio in Sicilia (o all’estero) nascerà un impianto delle proporzioni di quello di MATRICA.

    Il Minerv-PHA, avendo un costo di approvvigionamento molto basso sia della materia prima che nello smaltimento dei rifiuti di lavorazione,  avrà un costo certamente irrisorio rispetto al MATER-BI di MATRICA (fabbricato appunto miscelando l’amido di mais quasi tutto OGM con polycaprolactone, un polimero di origine petrolifera, ottenuto dal caprolactone, un estere ciclico il cui unico produttore al mondo è l’Union Carbait, che ne detiene tutti i diritti e i brevetti) , che quindi sarà destinato ad essere inevitabilmente escluso dal mercato.

    Gli impianti della MATRICA, senza futuro, avranno così raggiunto l’unico scopo di rendere credibile la costruzione di un inceneritore da 40MWe e congiuntamente di aver reso possibile l’immediata chiusura degli impianti che per gli alti costi della manodopera erano diventati un grosso peso per ENI, con la promessa dei famosi 640 posti di lavoro, che se ci saranno, si avranno nella loro totalità solo alla fine dei sei anni previsti per portare a compimento il progetto.

    È necessario, quindi, far conoscere a tutti le opportunità di QUESTO FANTASTICO BIOPOLIMERO della Bio-on in modo che non si ripetano gli sbagli fatti in passato, ma si avvii con  MATRICA un dialogo collaborativo per richiedere la modifica del progetto originario portando alla sostituzione del  Mater-Bi con il più economico e più ecocompatibile Minerv-PHA in modo da ottenere un vero

    SVILUPPO ECOSOSTENIBILE di PORTO TORRES                             

    (dagli scarti vegetali che rappresentano un problema alla plastica biodegradabile senza produrre scarti)

    ATTENZIONE!!!!! Bisognerà vigilare affinché i soliti “NOTI” non acquistino tutti i brevetti di questo tipo di tecnologie (non per utilizzarli quanto prima, cosa che vivvamente auspichiamo)  per  oscurarli un’altra volta rendendoli indisponibili.

    Luigi Ruda
    Presidente dell’Associazione 

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