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    CRATERE DEL GOLFO DELL’ASINARA

    IL GOLFO DELL’ASINARA POTREBBE ESSERE STATO FORMATO DALL’IMPATTO DI UN METEORITE?

    Ipotetico Cratere nel Golfo dell'Asinara

    Ipotetico Cratere nel Golfo dell'Asinara

    Da poco stiamo portando avanti studi atti a verificare la possibilità che in un lontanissimo passato il Golfo dell’Asinara sia stato oggetto di un impatto meteoritico che ne ha plasmato la sua caratteristica morfologia semicircolare.

    Il fatto che non si noti un cratere completo, così come siamo abituati a vedere, in questi tipi di conformazioni geologiche, potrebbe essere dovuto al fatto che, con i milioni di anni trascorsi, il mare sia riuscito a cancellarne una parte, che già magari all’origine era più bassa, (probabilmente a causa della traiettoria inclinata con la quale il meteorite ha impattato la Terra). Sempre il mare ne ha poi livellato il fondo del cratere con la sabbia, occultando alla vista anche il punto centrale di impatto.

    Queste potrebbero essere le motivazioni che oggi non ci consentono di ividuare facilmente il Golfo dell’Asinara come un Cratere Meteoritico.

    Il nostro pianeta è continuamente sottoposto ad un bombardamento cosmico. In gran parte si tratta di polvere interplanetaria, ma alcuni di questi proiettili cosmici possono superare i 5 km di diametro.

    Gli astronomi stimano che negli ultimi 600 milioni di anni almeno una sessantina di simili meteoriti giganti siano caduti sulla Terra. Si tratta di impatti così catastrofici che hanno senza dubbio modificato la biosfera terrestre.

    In effetti la documentazione fossile di questo periodo rivela cinque grandi estinzioni di massa, alcune delle quali, dovute probabilmente anche ad impatti di grossi meteoriti molto più grandi di quello che sembra aver impattato nel nostro golfo.

    Negli ultimi tempi sono stati scoperti nuovi metodi per valutare quando e dove siano avvenuti gli impatti, anche se nella maggior parte dei casi i crateri di impatto sono stati sepolti o comunque mascherati dall’erosione. Marcatori indiretti sono:

    • Presenza di minuscoli cristalli di minerali frantumati o fusi nella collisione;                                                 

    • Presenza di elementi e gas di indubbia origine extraterrestre;                                                          

    • Presenza di quarzo alterato da shock;                                                                                                                      

    • Presenza di microsferule fuse (prodotte da rapido raffreddamento di roccia fusa scagliata nell’atmosfera durante l’impatto);                                                                                                                                                                           

    • Elevate concentrazioni di depositi carboniosi (carboni e ceneri prodotti dai grandi incendi successivi     all’impatto in concentrazioni migliaia di volte superiori al normale).

    Noi stiamo ora cercando tutti questi indizi che potrebbero avvalorare la nostra tesi. Con questa ipotesi si potrebbe avere una spiegazione logica del perché tutte le rocce prospicienti il Golfo, ma in special modo, quelle dell’ Asinara (pare che il meteorite abbia impattato proprio inclinato verso la sua direzione) abbiano subito uno sconvolgimento tale da inclinarne, in alcune zone, anche di quasi 90° le linee di stratificazione delle rocce, che all’origine della loro formazione erano certamente orizzontali (vedi foto).

    notare l'inclinazione degli strati rocciosi dell'Asinara

    notare l'inclinazione degli strati rocciosi dell'Asinara

    A questa sorte pare non siano stati invece assoggettati i substrati sedimentari carbonatici e/o arenacei perché forse probabilmente di origine successiva all’impatto.

    Altra cosa, per noi, alquanto strana è la presenza di granito all’Asinara (monzogranito e leucogranito) che nella parte Occidentale della Sardegna rappresenta un episodio quasi unico; i particolari del processo di formazione del granito sono ancora allo studio ed in fase di dibattito fra i vari geologi, ma comunque è cosa accertata che sia una roccia ignea intrusiva che si forma dal lento raffreddamento di un magma che si è intruso a profondità comprese fra 1,5 e 50 Km, esso assieme alle rocce metamorfiche (gneiss, micascisti, filladi) costituisce la parte profonda della crosta continentale su cui si appoggiano gli strati delle rocce sedimentarie.

    La domanda che ora ci poniamo è: “Qual’è la possente e terribile forza che ha fatto non solo venire in superficie il granito inclinandone paurosamente le linee stratigrafiche, ma lo ha fatto anche elevare così tanto che i Doria (o forse i Malaspina ?) in epoca medievale vi edificarono sopra un castellaccio che situato poco al di sotto Della Punta Maestra di Fornelli (265m) domina tutto il Golfo dell’Asinara?

    Lo stesso interrogativo vale anche per i micascisti, anch’esse rocce formatesi in strati profondi ed invece presenti superficialmente in tutta la zona di Stintino (tanto da essere volgarmente chiamata in zona “Pietra di Stintino”, ma anche sempre all’Asinara, dove a Punta della Scomunica raggiungono i 408 metri di altezza,  con stratigrafie, anche in questo caso, fortemente inclinate.

    ipotesi sulla formazione geologica della Penisola Italiana

    ipotesi sulla formazione geologica della Penisola Italiana

    Parrebbe infatti alquanto strano che questi sollevamenti e queste inclinazioni delle rocce siano avvenuti durante la loro migrazione, che seguendo una rotazione in senso antiorario, dalla zona fra le Alpi e la Sierra Nevada Spagnola, avvenuta a partire dal Miocene, ha portato alla formazione della Sardegna, della Corsica e della Penisola Italiana.

    Tutte le conformazioni rocciose, presenti in questa zona, a cui si sta facendo riferimento  hanno  subito un’inclinazione che ha sempre come riferimento il centro del golfo dell’Asinara.

    conformazione "ad imbuto"

    una delle enigmatiche conformazioni "ad imbuto" rinvenute dal Proff. Sergio Ginesu nel giacimento fossilifero di Fiume Santo (foto Ginesu)

    Emblematiche a tal riguardo potrebbero essere , ad  esempio, le  strane conformazioni rinvenute nel 1995, a Fiume Santo, dal Prof. Sergio Ginesu, della Facoltà di Geologia dell’Università  di Sassari, durante  le prospezioni del giacimento fossilifero,  fortuitamente venuto alla luce, durante i lavori di costruzione della centrale elettrica dell’ENEL, dove sono stati ritrovati gli ormai famosi resti dell’ oreopitheco, risalenti a 8 milioni di anni fa.      

    Tali numerosissime conformazioni, sono presenti in uno strato  argilloso ed il Professore le definisce “enigmatiche  forme  ad  imbuto”  non   riuscendo  però  a  darne  una  spiegazione  logica definitiva, ipotizzando  solamente che potrebbero essere dovute “Alla dissoluzione di antichi apparati radicali sostituiti dal  riempimento  delle  sabbie”  oppure  “un’altra  ipotesi  di  possibile formulazione di  origine  sedimentologica  sulla base  del   risucchio che  l’attività  carsica del sottostante travertino produceva nei  livelli  superiori.                                                                                                                                                

    La presenza di Conformazioni Geologiche ad Imbuto nell’argilla di origine carsica favorisce quest’ultima ipotesi;  permane  comunque il  dubbio  che  rappresenta  uno degli enigmi ancora aperti del Giacimento Fossilifero di Fiumr Santo”  (estratto da “Sulle Orme dell’Oreopitheco”  – 1995).

    Se invece, queste conformazioni, molto più semplicemente, fossero le tracce lasciate sulla morbida argilla,  dalla ricaduta  dei  frammenti  sollevati  dall’impatto  del  meteorite  (basterebbe  solamente verificare se in fondo ai coni degli “imbuti” vi sia un qualche corpo sferoidale che li ha creati con l’impatto), esse rappresenterebbero un ulteriore indizio per avvalorare la nostra tesi. Inoltre, di conseguenza, la datazione dello strato fossilifero dove sono presenti detti “coni” porterebbe a dare un’indicazione sull’epoca nella quale sarebbe avvenuto il nefasto evento che ha portato alla creazione  del golfo dell’Asinara con la sua meravigliosa e stupenda omonima Isola Parco.

    cratere del parco del sirente

    cratere di Sacinaro nel Parco del Sirente-Velino

    Nella  Provincia  Dell’Aquila, nel parco del Sirente-Velino, è  stato  scoperto  il  primo cratere  da impatto italiano che,  nel maggio 2003,  è stato definitivamente  catalogato  (anche  se qualcuno si ostina  ancora a cercare di dimostrare che il cratere sia stato scavato dai pastori per creare un abbeveratoio per le pecore): si tratta di un meteorite caduto, in termini astronomici, molto  recentemente, tra il IV-V sec.  d.C.                                                                                                                                                            

    Il cratere  che si è formato  sui Prati del Sirente, nel comune di Secinaro,  ha  struttura ellittica  con un’asse maggiore di metri 140,  uno minore di metri 115 ed una profondità  massima  di 10 metri.                    

    Come   si  può  constatare,  il cratere  del  Sirente  è tra  i  più piccoli  al mondo,  ciò  nonostante  ha  delle   interessanti   peculiarità:   innanzitutto  è  il  primo cratere  da impatto scoperto in Italia; in secondo luogo esso  è  recentissimo (sempre in termini astronomici)  rispetto a tutti gli altri, appena 1600 anni, ed è uno dei meglio conservati al mondo.

    È da precisare che intorno al cratere principale sono stati rinvenuti, per un raggio di 1 Km., altre depressioni che, in alcuni casi, raggiungono un diametro di 15 meri. ed una profondità di 1-2 metri.  Anche su queste formazioni è stata fatta l’analisi al carbonio 14 e la datazione risultante è in linea con quella del cratere principale. Ubicato all’interno del Parco Regionale del Sirente-Velino, noto per i suoi splendidi paesaggi, il cratere di Secinaro è oggetto di studio non solo da parte di scienziati, ma anche di storici e religiosi.

    Se dovesse essere confermato l’impatto del meteorite nel Golfo dell’Asinara si tratterebbe dunque del secondo, ma non per importanza, scoperto in Italia.

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    info@porto-torres.info

    Autore Luigi Ruda