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    Torre Aragonese

    Torre  Aragonese nel 2004

    Torre Aragonese nel 2004

    La Torre Aragonese rappresenta il simbolo della Città di      Porto  Torres, essa infatti, appare sia nel nome che nello  stendardo.

    Enrico Costa (Sassari 11/04/1841 † Sassari 26/03/1909) ne attribuisce la sua costruzione agli Aragonesi che arrivarono in Sardegna nel 1323.

    Nello specifico fu Don Alfonso V D’Aragona che ne ordinò   la costruzione a difesa del porto di Turris (nome che allora aveva la città e che, non essendo ancora stata costruita la torre in oggetto, non era dovuto ad essa, ma bensì ai molti nuraghi della zona dei quali ancora alla fine del 1800 ne risultano ancora visibili 36, nonché forse a qualche fortificazione romana andata distrutta) dando disposizioni all’Ammiraglio Francisco  Carroz (†21/01/1343) che pare la ultimò nel  1326.

    Se questa data verrà confermata con certezza, ci troveremo dinnanzi ad una delle più antiche  torri   aragonesi della Sardegna.

    Essa fu edificata in forma circolare su due piani come tutte le altre Torri Aragonesi presenti nella zona, come ad esempio, sempre restando nel Comune di Porto Torres, quelle di Abba Currente e dell’Isola dell’Asinara.

    Le torri più piccole, Torrezillas, come quella di Abbacurrente, fungevano per lo più da punto d’avvistamento e disponevano, in genere, di due fucili e una spingarda per i due soldati di presidio. I tratti di costa in cui non c’erano torri, venivano perlustrati a piedi da soldati chiamati atalayas.

    In periodo piemontese gli atalayas furono sostituiti con un sistema di “guardie morte”, cioè punti fissi fatti con strutture precarie poste in luoghi elevati e poco visibili, utilizzate soltanto per vedetta e per inviare segnali alle torri principali., ronde marine, composte ognuna da tre uomini che controllavano tratti prefissati di costa, e da bastonatieri, che all’alba si recavano in luoghi predeterminati per avvistare eventuali navi nemiche.

    Dai documenti storici sappiamo che la vita dei torrieri era piuttosto dura. Gli stipendi, che variavano in base al grado e alla posizione, all’importanza e alla dimensione della torre, non consentivano comunque un sostentamento decoroso ai soldati che dovevano provvedere da sé anche al vitto e agli abiti, visto che non veniva fornita nemmeno una divisa. Gli spazi interni alla torre erano angusti e non sempre esisteva una cisterna per la raccolta dell’acqua come ad esempio nella nostra Torre.

    Fra queste torri, come anche già, in precedenza, fra i Nuraghi, avvenivano delle comunicazioni per mezzo di segnali di fumo durante il giorno e di segnali luminosi durante la notte, ma ci si avvaleva anche dell’uso di segnali acustici prodotti da corni e campane che l’uso di un codice prestabilito permetteva il passaggio di informazioni piuttosto dettagliate sull’entità dell’eventuale attacco nemico come dimostra il seguente estratto:

    “Gli alcaidi debbano sempre tenere un soldato di sentinella sulla sommità delle torri, sia di giorno che di notte, e che questi abbiano a farla con tutta vigilanza, sotto la pena, in caso di contravvenzione, di cinque anni di galera……. Se dei bastimenti capitassero di giorno, si faranno sulla sommità della torre due fumate, e nello stesso tempo un colpo di cannone con suonare di corno o tromba marina; se di notte, invece delle fumate si faranno due fuochi ben chiari, in maniera da essere veduti dalla prossima torre, e le popolazioni circonvicine ripeteranno i fuochi e le fumate.” (dal Pregone del vicerè Balio della Trinità, 11 febbraio 1764: vedi Gianni Montaldo “Le Torri Costiere della Sardegna” 1996, pp.25-26)

    La torre svolse negli anni anche una funzione di controllo doganale e fiscale della zona, come risulta dai privilegi concessi dal re Alfonso il Magnanimo nel 1440.

    Una delle tante leggende narra che vi si conservassero i timoni delle navi, rendendo così le navi ingovernabili, che venivano restituiti solamente una volta che veniva accertato il pagamento delle competenze dovute.

    Durante le pestilenze essa svolse anche funzione di profilassi e prevenzione impedendo alle imbarcazioni “sospette” che avrebbero potuto diffondere eventuali epidemie di attraccare nel porto.

    Fra il 1538 e il 1553 si ebbe la maggior concentrazione di assalti barbareschi e a causa di ciò ci fu una richiesta di migliorare il sistema difensivo della Città. Tuttavia solamente nel 1628 furono eseguiti interventi di restauro.

    Nel 1637, nonostante ci fossero ben 12 soldati a presidiarla, la torre fu occupata e danneggiata dai pirati di Biserta (in Tunisia) forse al comando di Kara Khogia, che saccheggiarono anche la Basilica di San Gavino.

    Finalmente nella seconda metà del 1637 furono eseguiti dei restauri a cura del Mastro Cinquina; altri ancora nel 1682, nel 1694 e altri modesti lavori nel 1720.

    Nel 1761 fu nominato dalla città di Sassari l’ultimo “alcaide“, cioè il capitano della torre, seguendo una consuetudine che risaliva al 1557, quando Sassari ebbe il privilegio di assegnare la carica, di contro alla designazione regia. Nel 1818 la carica di alcaide venne soppressa.

    Ancora Enrico Costa ci dice che nel 1765/1766, durante il regno di Vittorio Emanuele III congiuntamente ad una completa ristrutturazione del porto venne anche fatto un intervento di rinforzo e ristrutturazione totale della torre che in quella occasione acquisì il suo attuale aspetto a pianta ottagonale con basamento a scarpa.

    Foiso Fois (Iglesias 28/12/1916 † Cagliari 21/02/1984) ci dice inoltre che la torre fu fortificata con due montature per cannoni, perni per spingarde e caditoie sporgenti dalle quali i soldati potevano lanciare proiettili senza essere visti e/o colpiti, per impedire agli assalitori di scalare le mura della torre o aprire un qualche varco alla base. Le dimensioni date dal Fois alla torre sono: altezza circa 14 metri, larghezza dei lati 4 metri con un perimetro alla base di circa 41 metri.

    Le misurazioni attuali riscontrate danno invece un’altezza massima della torre di circa 16 metri, mentre la larghezza dei lati varia da un minimo di 5,60 metri della facciata di Nord Ovest ai circa 6 metri della facciata Est, mentre il perimetro alla base sarebbe 46,83 metri, mentre la colonna centrale ha una circonferenza di 4,82 metri e quindi un diametro di 1,53 metri.

    In ricordo di questa ristrutturazione generale del porto, ma anche nello specifico della Torre, della quale ne ha stravolto l’aspetto generale originario, fu posta una lapide marmorea che, ancora oggi esiste, sulla facciata Sud Ovest della Torre, anche se ormai poco leggibile, che recita:

    Carolis Emanuelis Sardinie Regis Clementia

    Victoris Thomae Guibert Saceri Praefecti

    Eximia Cura Turritanus Portus

    A Temporum Injuris Aere Pubblico Vindicatus

    MDCCLXV

    Che tradotto significa :

    Per La Magnanimità di Carlo Emanuele III Re di Sardegna

    (essendo) Vittorio Tomaso Guibert Governatore di Sassari

    Con Grande Cura Il porto Turritano (è stato) Preservato Dalle Ingiurie

    Del Tempo (con) denaro Pubblico.

    1765

    La funzione delle torri costiere venne meno nei primi anni del diciannovesimo secolo quando Inghilterra e Russia, intervenendo decisamente presso i Bey (Re) di Tunisi, Tripoli e Algeri, li costrinsero ad allinearsi ai dettami del Congresso di Vienna che sanciva l’abolizione della schiavitù e, di conseguenza, della pirateria. Coincide infatti col 1815, anno in cui si svolse il Congresso, l’ultima incursione barbaresca nelle coste della Sardegna.

    La perdita di interesse strategico-difensivo delle torri comportò conseguentemente una sospensione dei finanziamenti per la loro manutenzione e la stessa Reale Amministrazione delle Torri venne soppressa (Istituita nel 1581 Filippo II di Spagna), a firma di Carlo Alberto di Savoia (che fu Re di Sardegna dal 1831 al 1849 anno della sua morte), con Regio Editto del 17 Settembre 1842. Secondo una relazione datata 20 Marzo 1843, conservata nell’Archivio Storico di Torino, le torri ancora presidiate a quella data sono 63.

    Soltanto alcune di esse conservarono una certa importanza tanto che vennero utilizzate fino alla Seconda Guerra Mondiale come presidio doganale o militare, come sede di impianti telemetrici e di segnalazione o di punti di avvistamento ottico. La definitiva dismissione delle torri costiere come sistema difensivo avvenne nel 1989, in concomitanza dell’intesa Stato-Regione.

    Tuttavia anche in seguito a ciò la Torre rimase operativa, anche se con altre funzioni, infatti, nel 1843, durante il suo viaggio in Sardegna, sempre lo stesso Carlo Alberto, resosi personalmente conto della pericolosità della navigazione, fece predisporre un programma di progettazione e costruzione di fari tra i quali quello di Porto Torres, che fu completato nel 1847 e collocato appunto sulla Torre Aragonese dove rimase in funzione fino al 1966, quando entrò in servizio il nuovo faro.

    Negli anni ’80 un restauro “provvisorio” conservativo ad opera della Soprintendenza nella persona della Dottoressa Marilena Dander che la intonacò completamente in attesa di un vero e proprio restauro, gli diede un aspetto poco dignitoso che qualcuno definì “a silos”.

    Un’altra fra le molte leggende che circolano ancora oggi soprattutto fra i vecchi pescatori

    dice che ai primi del ‘900 i soldati sabaudi in forza al presidio della torre riuscissero a comunicare alle postazioni nell’retroterra tramite un codice che era costituito da bandiere di diversi colori mostrate da diverse facciate della torre.

    Nel 1994 una pubblicazione monografica dell’Università della Terza Età fatta sotto la guida della Dottoressa Wally Paris della Soprintendenza ai B.A.A.A.S. di Sassari, avente per oggetto, appunto la Torre Aragonese, veniva evidenziato il fatto che ciascuna delle otto facce della torre è perfettamente allineata con ciascuno dei venti principali della rosa dei venti porta a fare una similitudine fra la famosa “Torre dei Venti” di Atene e la “Torre dei Venti di Porto Torres”

    Dal 7 di gennaio del 2010 la Torre assieme al Carcere di Cala d’Oliva sull’Isola dell’Asinara è stata presidiata dai cassintegrati della VINILS per diventare il simbolo della loro lotta per l’occupazione.

    LA  MACCHINA  DEL  TEMPO


    verso la fine del '700 quando gli venne costruita addossata la Capitaneria

    verso la fine del '800 quando ancora non era stato installato il Faro

    darsena e Torre dopo l'inserimento del Faro

    darsena e Torre ai primi del '900, notare la presenza del Faro

    torre e darsena ai primi del '900

    torre e darsena ancora ai primi del '900

    darsena e torre ai primi del '900

    altra immagine della darsena e della Torre ai primi del '900

     

     

    torre dal molo ai primi del '900

    torre dal molo ai primi del '900

    torre e darsena ai primi del '900 vista dal molo

    torre e darsena ai primi del '900 vista dal molo

    anni '40 sparisce la darsena e nasce Piazza Colombo

    anni '40 sparisce la darsena e nasce Piazza Colombo

    anni '50 sparisce la darsena e nasce Piazza Colombo

    anni '50 piantumazione giardino Piazza Colombo

    anni '60 la vegetazione di Piazza Colombo è cresciuta

    anni '60 la vegetazione di Piazza Colombo è cresciuta

    annni '60 la Torre vista da quello che diverrà il Bar Ristorante Cristallo

    annni '60 la Torre vista da quello che diverrà il Bar Ristorante Cristallo

    a Torre vista dal retro della vecchia capitaneria

    la Torre vista dal retro della vecchia capitaneria


     

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