Chi Siamo

Siamo un’Associazione Culturale di nome SVILUPPO E RINASCITA
che opera dal 1999 nel  campo della Protezione dell’Ambiente e della Salvaguardia e Ricerca dei Beni Storico-Artistici ed Archeologici della Sardegna ma anche della valorizzazione delle Risorse Umane con lo specifico obbiettivo di uno

SVILUPPO ECONOMICO ed OCCUPAZIONALE ECOCOMPATIBILE.


Esempi di Studi, Ricerche e Rinvenimenti
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Studiando un’antica Carta della Sardegna realizzata dal Generale Alfonso La Marmora nel 1845 Siamo riusciti ad individuare i resti di un  Monastero Gesuita che ora purtroppo si trovano all’interno del perimetro della Zona Industriale.

Particolare cartina del Generale La Marnora

Particolare della Cartina del Generale Alfonso La Marmora


Fra i reperti consegnati alla Soprintendenza ci piace ricordare una splendida Epigrafe di un sarcofago marmoreo di epoca romana di un certo LVCIVS  ATEIVS
sicuramente un personaggio di spicco dell’epoca.


epigrafe su sarcoofago marmoreo

Epigrafe di Lucius Ateius su Sarcofago marmoreo Strigilato

Con il permesso della Soprintendenza e dell’Ente Parco abbiamo anche effettuato campagne di ricerca all’Asinara, in collaborazione con l’Associazione Sardinia Antiqva, dove è stato individuato un antico porto sommerso.

Sempre all’Asinara, fra il Luglio e l’Agosto del 2002 abbiamo fatto i rilievi di quello che molto
probabilmente era il Cenobbio Camaldolese di Sant’Andrea le cui prime notizie sono riferibili al 1216, anno in cui il monastero appare fra i possedimenti dell’Ordine durante il pontificato di Onorio III; esso risultava affiliato al Monastero di San Mamiliano nell’Isola di Montecristo.

Non si hanno al momento notizie risalenti ad epoche precedenti: il monastero non compare nell’elenco dei possedimenti Camaldolesi in Sardegna redatto nel 1118, anche se non è da escludere la sua esistenza già in epoca Bizantina, data l’intitolazione a Sant’Andrea e la presenza in Sardegna dei Monaci Basiliani, almeno fino al scisma del 1054; è probabile dopo questa data  l’ipotesi di una sostituzione dei monaci orientali con la Regola Benedettina, pur se ancora in Epoca Aragonese il cenobio ha sempre mantenuto le sue caratteristiche di luogo di culto eremitico.

Il padre Sisco nelle sue “memorie” fa riferimento alla bolla di Onorio III, e riporta la notizia che il monastero venne fondato dai monaci d’Egitto arrivati dalla Gorgona su richiesta dei Giudici Turritani.

Nino Giglio nel suo studio sull’Asinara non menziona Padre Sisco ma ipotizza anche lui che il monastero fosse stato fondato dai Monaci Camaldolesi provenienti dall’Abazzia di San Michele in Borgo di Pisa, chiamati in Sardegna da Costantino I Giudice di Torres e da sua moglie Marcusa, a seguito delle donazioni territoriali che egli fece all’Ordine nel 1112, e che contribuirono alla costruzione dell’Abbazia di Nostra Signora di Saccargia e di San Pietro in Scano. Pur facendo riferimento anche lui alla famosa bolla di Onorio III del 1216, ipotizza però la data di costruzione del monastero intorno al XII secolo.

Lo stesso Giglio oltre ad evidenziare la difficoltà incontrate dai monaci nella convivenza nella stessa isola con i Pirati Saraceni (dei quali il più famoso fu il “Barbarossa”) facenti base al  “Castellazzo” dell’Asinara, (a pochi chilometri di distanza dalla zona di Sant’Andrea), fornisce ulteriori notizie circa la data di abbandono del monastero pubblicando il breve di Alessandro VI Borgia datato I dicembre 1500, con il quale il Papa donò al Convento di San Salvatore di Monte Cristo (la grande chiesa del Monastero di San Mamiliano è dedicata al Cristo Salvatore) la chiesa di Sant’Andrea dell’Isola dell’Asinara con i beni annessi.

L’abbandono definitivo del monastero potrebbe essere avvenuto dopo il 1571, data in cui il monastero risulta citato come chiesa campestre dall’Arcivescovo di Sassari Martino Martinez  da Villar, in atti ecclesiastici del tempo.

Il Fara, nella sua opera “De Rebus Sardois” scrive che, ai suoi tempi (1580), del cenobbio non restava in piedi altro che un piccolo tempiettoannesso al monastero.

La Dottoressa Paola Pulina con l’allora Soprintendente Dott. Paolo Scalpellini e Giancarlo Pinna            davanti agli ipotetici resti del Monastero di Sant’Andrea all’Asinara